Stefano Denna

STORIE DI SUCCESSO: NICOLA MODENA

NICOLA MODENA

Bologna

Nicola Modena ha terminato il Fly nel 2013. A gennaio di quest'anno la sua vita è stata sconvolta da una prova molto impegnativa da affrontare per la sua salute. In questa sua testimonianza ci racconta come l'ha superata grazie all'atteggiamento mentale positivo appreso durante il percorso.
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Stefano Denna

Ciao,
mi chiamo Nicola e il corso Fly mi ha permesso di superare con successo una prova molto difficile che mi sono trovato ad affrontare improvvisamente all'inizio di quest'anno.
Finito il programma Fly a novembre 2013, ho continuato ad applicare le tecniche imparate per migliorarmi. Mi ero abituato ad alzarmi presto per andare in palestra o leggere libri e articoli per crescere personalmente e professionalmente, avevo fatto qualche progetto extra-lavoro e avevo cambiato la mia mentalità migliorando un po' alla volta la mia qualità di vita in vari campi: rapporti interpersonali, dieta, professione e finanza.
La mia serata preferita del Fly è sempre stata quella di gestione del tempo. Aspettandomi di dover investire parecchio in me stesso per ottenere risultati tangibili, lavoravo sulle aree della mia vita sulle quali ritenevo di dover crescere di più.

Poi, un venerdì sera di fine gennaio di quest'anno, una settimana prima di andare al Leadership Seminar, mi viene un dolore al petto che pulsa al ritmo del cuore. E' abbastanza intenso e si allarga dalla parte alta del petto verso la gola. Il tipo di bruciore che si ha dopo una lunga corsa, quando si rimane senza fiato. Solo che non avevo fatto alcuna attività fisica quel giorno e me ne stavo comodamente seduto in poltrona a rispondere a qualche email.
Voglio vederci chiaro e mi presento al pronto soccorso, partono gli esami: tutti negativi, a parte un soffio alla valvola dell'aorta. Tra venerdì sera e lunedì mattina il dolore al petto si placa, ho gli ultimi due esami prima di essere dimesso: il primo è un ecocardiogramma. Con pazienza, aspettandomi di essere dimesso perché faccio una vita sana, sono giovane, non ho mai avuto problemi, dono all'AVIS da 20 anni con esami del sangue sempre regolarissimi, osservo lo schermo dell'eco e la dottoressa per capire cosa sta accadendo.

Ad un certo punto l'espressione della dottoressa passa da "modalità esame di routine" ad "allarme rosso": si consulta con altri due medici, mostrano l'eco a dei cardio-chirurghi e mi dicono che devo essere operato d'urgenza perché è in atto una dissezione dell'aorta. Se non mi opero, la probabilità di morire sale di venti volte. Se mi opero, considerata l'età e la forma fisica, ho buone possibilità di farcela. Causa più probabile: stress da lavoro, sembra che lavorare per una decina di anni senza mai fermarsi non sia molto indicato...
Non so come,

sono rimasto calmo e sono entrato subito nella mentalità da "affronta il problema trovando le soluzioni": anziché guardare alla cosa come ad un ostacolo, ho pensato a cosa fare dopo,

come tornare sulla carreggiata da cui ero stato appena sbalzato via. Non ho pensato neanche per un momento di non farcela, di lasciarmi andare alla disperazione o a false illusioni.

Tutto il lavoro fatto durante il Fly per conoscere meglio me stesso e cambiare il mio atteggiamento verso tutto ciò che penso e faccio è stato molto importante.

Mi sono venuti in aiuto gli insegnamenti applicati con costanza, non basta sapere le cose. Applicare è la chiave. Il mio atteggiamento è stato immediatamente positivo:

ho fatto domande sul tempo per il recupero, sulla riabilitazione, che qualità di vita mi sarei dovuto aspettare. Le risposte sono state molto incoraggianti: stessa qualità di vita di prima, tempi di recupero di meno di due mesi; per contro avrei dovuto fare due esami all'anno di controllo e prendere giornalmente qualche pillola. Ho ovviamente acconsentito all'intervento, mi hanno operato d'urgenza meno di due ore dopo.

Il risveglio, devo ammetterlo, è stato duro... con un retrogusto di angoscia per la fortissima differenza fisica tra il prima e il dopo intervento. Immaginate di addormentarvi senza rendervene conto e al vostro risveglio avete una decina di tubi che entrano ed escono dal vostro corpo, totale assenza di forza fisica, bocca e gola secche come il Sahara, il respiro cortissimo e la sensazione di avere una serie di biglie d'acciaio giganti che corrono al centro del petto verticalmente per tutto il torace.
L'unica cosa che potevo fare era muovere i piedi, un po' le braccia e respirare a mala pena.

Il primo pensiero è stato: "sono vivo, ce l'ho fatta!".

Chirurghi e famiglia mi hanno rassicurato sull'esito dell'intervento, ero ancora in cura intensiva, ma stava andando bene, il bicchiere era mezzo pieno.

Il mio obiettivo era tornare a fare quel che facevo prima: palestra per stare in forma, lettura e applicazione di nuovi concetti per la crescita personale e professionale, raggiungere gli altri obiettivi a lungo termine, lavorare, essere indipendente e tante altre cose.
Il nemico più grande è dentro: da un lato vuoi tornare in strada a correre, dall'altro sei fermo ai box con il cofano appena richiuso dopo che è stato cambiato un pezzo importante del motore e senti le altre auto che sfrecciano in pista... è facile sentirsi sul baratro di un abisso dal fondo del quale non si esce facilmente.

Come fare?

Da buon ingegnere, tendo ad essere pragmatico, perciò ho trovato e applicato una sola soluzione:

1) Confrontare la mia forma fisica con quella del giorno prima, non con quella di prima dell'intervento: in questo modo ho potuto notare i miglioramenti giornalieri e questo mi spingeva in avanti. Se mi fossi concentrato sul confrontarmi con chi ero prima dell'intervento, mi sarei sentito uno straccio e i miglioramenti giornalieri sarebbero stati percepiti sempre come inutilmente piccoli e inutili

2) Porre il 100% della forza di volontà e del focus mentale per completare al meglio ogni singolo esercizio di riabilitazione, farne qualcuno in più, senza strafare: volevo spingere i miei limiti ogni volta un po' più in là, non avevo alcuna intenzione di sfasciarmi per ritrovarmi di nuovo a terra

3) Mantenermi sempre di buon umore in modo da dare sempre una sola risposta a chiunque mi chiedesse come stavo: "Sto bene, grazie. E tu? Posso fare qualcosa per te?"

Le facce di amici e colleghi mostravano un po' di stupore alla mia risposta, probabilmente non si ricollegava bene al mio pallore, alla debolezza fisica e all'ambiente ospedaliero.

Il punto è che interiormente sceglievo con cura ogni emozione in ogni momento: quelle positive me le tenevo, quelle negative le bruciavo in un istante.

Ero circondato da gente che aveva avuto interventi simili o più pesanti del mio ed erano quasi tutti col morale sotto i piedi. Non volevo essere così, il mio obiettivo era tornare in carreggiata e continuare a muovermi verso i miei desideri.
Me ne sono reso conto 'razionalmente' dopo un po' che le applicavo:

lo scopo di queste tre tecniche è stato quello di costruire e rafforzare delle credenze potenzianti e uno stato d'animo positivo.

Di nuovo, quel che ho imparato nel Fly e che ho applicato nell'anno post-corso mi è stato utilissimo: sono riuscito a governare il mio stato d'animo, a mantenerlo positivo, a studiare e a capire meglio le persone che avevo d'attorno, ad investire in sforzi per uscire il più velocemente e meglio possibile da quella situazione.

E' stato estremamente intenso. Inizialmente mi bastava chiudere gli occhi per avere degli incubi. Nel Nicola Modena storia successo Fly Riminisonno arrivavano altri incubi molto vividi e mi svegliavo fradicio di sudore nel cuore della notte. Me ne feci una ragione: evidentemente l'operazione aveva avuto un duro impatto sia a livello fisico sia di subconscio. Dopo alcuni giorni gli incubi sono scomparsi e dopo circa tre settimane la sudorazione notturna è gradatamente calata fino a scomparire.
Dopo due settimane dall'intervento sono tornato a casa ed ho iniziato subito la riabilitazione:

ero l'unico a voler fare esercizi extra, a spingere di più, a fare domande su cosa potevo fare meglio e come.

L'unico che si è intrattenuto alla visita con gli psicologi parlando del più e del meno e non ha avuto alcun bisogno di sostegno o visite supplementari. L'unico a cui qualche altro paziente ha chiesto come riuscissi ad essere 
così positivo e pieno di energia.
La riabilitazione è durata un mese, poi sono tornato subito al lavoro e dopo circa un mese e mezzo, con il benestare dei medici, sono tornato in palestra e sono riuscito a fare il Leadership Seminar a Maggio.

E' stata una strada in salita, ovviamente, con qualche giravolta e qualche piccolo tratto in discesa.

Non ho mai smesso di spingere, di tenere gli occhi ben aperti per correggere e migliorare il mio atteggiamento, le mie credenze, i miei risultati,

tenendo conto che prima si investe e poi si incassa. Ha funzionato, sono riuscito a frequentare anche l'Eagles e mi sento fisicamente meglio di prima dell'intervento. Inoltre la forza di volontà e la capacità di focalizzarsi su un compito sono rimaste e le applico nel quotidiano come nella pianificazione a lungo termine.
Reputo ciò che mi è successo un'esperienza molto intensa, non una disgrazia, che mi ha forgiato a livello fisico e soprattutto mentale, mi ha tolto l'inessenziale e mi ha permesso di rafforzare e costruire meglio chi voglio essere. Non ho mai pensato a questa cosa come ad una sfortuna, una disgrazia, la fine di tutto, ...

Sono felicissimo della risposta avuta da amici, colleghi e famiglia, del calore, delle piccole cose e delle attenzioni; mi hanno spinto ad essere ancora più forte, a non abbattermi, a non pesare e ad andare avanti con ancora più forza. Ho rafforzato il legame con la mia famiglia, cercando di renderlo ancora più positivo. Nel tempo che ho passato fermo "ai box"  ho approfittato per risolvere piccoli conflitti interiori, rivedere il da farsi per raggiungere i miei obiettivi nel lungo termine, riposarmi e riprendermi, forgiarmi, pianificare meglio il futuro; tutte cose che mi hanno tenuto positivamente impegnato.

Non so chi sarei diventato senza gli insegnamenti del Fly e tutto ciò che ne è scaturito.

Ora che sono di nuovo in pista, corro con una maggiore coscienza di me, delle mie capacità, dei segnali che il corpo mi dà quando è ora di staccare per riposarsi. Avanzo meglio, con uno sforzo minore.
Fatto l'Eagles mi aspettano delle ben meritate ferie, poi il Power, un altro seminario per la gestione finanziaria e altri obiettivi... ho constatato in prima persona che in certe situazioni, o cresci o ti diminuisci e la prima scelta è sempre la migliore!

Con Affetto,

Nicola Modena, Ingegnere

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